Private members’ clubs are experiencing a major boom in London and New York as affluent professionals, entrepreneurs, creatives, and celebrities increasingly seek exclusive spaces that combine networking, dining, wellness, work, and entertainment under one roof. The trend has accelerated since the pandemic, fueled by remote work, social isolation, overcrowded public venues, and a growing desire for privacy and curated experiences. Traditional London institutions and newer brands are expanding aggressively into New York, where clubs such as Zero Bond, Casa Cipriani, Chez Margaux, and other members-only venues have transformed exclusivity into a lifestyle product. Membership fees can range from hundreds to tens of thousands of dollars annually, yet demand remains strong as members value controlled environments, high-quality service, and access to influential social circles. While supporters view these clubs as modern community hubs that foster meaningful connections, critics argue they reinforce social inequality and create increasingly exclusive urban spaces. Despite concerns about market saturation, operators continue to open new venues, betting that demand for private, highly curated social experiences will remain strong in an era defined by digital overload and the search for real-world connection.
Question: Have you ever belonged to a private club?
I club privati stanno vivendo un vero e proprio boom a Londra e New York, poiché professionisti benestanti, imprenditori, creativi e celebrità sono sempre più alla ricerca di spazi esclusivi che combinino networking, ristorazione, benessere, lavoro e intrattenimento sotto lo stesso tetto. La tendenza ha subito un’accelerazione dopo la pandemia, alimentata dal lavoro da remoto, dall’isolamento sociale, dal sovraffollamento dei luoghi pubblici e da un crescente desiderio di privacy ed esperienze su misura. Le istituzioni londinesi tradizionali e i marchi più recenti si stanno espandendo in modo aggressivo a New York, dove club come Zero Bond, Casa Cipriani, Chez Margaux e altri locali riservati ai soci hanno trasformato l’esclusività in un prodotto di lifestyle. Le quote associative possono variare da centinaia a decine di migliaia di dollari all’anno, eppure la domanda rimane forte poiché i soci apprezzano gli ambienti controllati, il servizio di alta qualità e l’accesso a circoli sociali influenti. Mentre i sostenitori vedono questi club come moderni centri comunitari che favoriscono legami significativi, i critici sostengono che essi rafforzino le disuguaglianze sociali e creino spazi urbani sempre più esclusivi. Nonostante le preoccupazioni relative alla saturazione del mercato, gli operatori continuano ad aprire nuovi locali, scommettendo che la domanda di esperienze sociali private e altamente curate rimarrà forte in un’era caratterizzata dal sovraccarico digitale e dalla ricerca di connessioni nel mondo reale.
Domanda: Hai mai fatto parte di un club privato?
