Learn English with Marcus

Lezioni di Inglese con Madrelingua Americano

Prenota la tua prima lezione gratuita – Scrivimi su WhatsApp +39 342 571 0024.

Digital Workbook

Climbing Everest is hard. Recovering a body from near its summit will be even harder: Imparare l’Inglese con le Notizie

For nearly 30 years, a frozen body wearing bright green mountaineering boots has been one of the most recognizable and haunting sights on Mount Everest. Known to climbers as “Green Boots,” the man lay curled beneath a rocky overhang along Everest’s northern route, about 300 meters below the summit, where generations of climbers passed his remains while attempting to reach the top. His identity was long disputed, but Indian authorities now say he was Dorje Morup, a 47-year-old member of India’s Indo-Tibetan Border Police who died during the disastrous Everest climbing season of May 1996. A violent storm that year killed eight climbers and became famous through Jon Krakauer’s book Into Thin Air. Morup had dreamed of reaching Everest’s summit and was known among fellow mountaineers as a quiet, dependable man who helped maintain morale and even prepared hot tea for teammates in freezing conditions. His death left his family without a body to bring home, and his son has said that the renewed attention has reopened painful memories. The identification reportedly followed a secret high-altitude operation in which Sherpas collected DNA samples from the remains, although Morup’s family has said it has not received official confirmation directly and still has questions about the process. Now, Indian authorities are seeking experienced Sherpa climbers to undertake the dangerous task of recovering his body and bringing it home. The operation would take place in Everest’s so-called “death zone,” above 8,000 meters, where oxygen is extremely limited, weather can change rapidly and even experienced climbers face serious risks. Helicopters cannot simply land at that altitude, and moving a frozen body down steep, icy terrain requires considerable time, expertise and coordination. The mission could finally give Morup’s family a chance to perform proper funeral rites, but it also raises difficult questions about the many bodies that remain on Everest: whether they should be recovered, left undisturbed or regarded as part of the mountain’s tragic history.

Question: Have you ever opened a closed chapter of your life many years later? Was it a good thing or did you regret it?

Per quasi 30 anni, un corpo congelato con indosso scarponi da alpinismo verde brillante è stato una delle viste più riconoscibili e inquietanti sul Monte Everest. Conosciuto dai climbers come “Green Boots” (Scarponi Verdi), l’uomo giaceva rannicchiato sotto una sporgenza rocciosa lungo la cresta nord dell’Everest, a circa 300 metri sotto la vetta, dove generazioni di alpinisti sono passate accanto ai suoi resti nel tentativo di raggiungere la cima. La sua identità è stata a lungo contestata, ma le autorità indiane affermano ora che si trattava di Dorje Morup, un membro di 47 anni della Polizia di Frontiera Indo-Tibetana dell’India, morto durante la disastrosa stagione alpinistica dell’Everest nel maggio 1996. Una violenta tempesta quell’anno uccise otto alpinisti e divenne famosa grazie al libro di Jon Krakauer Aria Sottile (Into Thin Air). Morup sognava di raggiungere la vetta dell’Everest ed era conosciuto tra i compagni alpinisti come un uomo tranquillo e affidabile, che aiutava a mantenere alto il morale e preparava persino del tè caldo per la squadra in condizioni di gelo. La sua morte ha lasciato la famiglia senza un corpo da riportare a casa, e suo figlio ha dichiarato che la rinnovata attenzione ha riaperto ricordi dolorosi. L’identificazione sarebbe seguita a una operazione segreta ad alta quota in cui gli Sherpa hanno raccolto campioni di DNA dai resti, sebbene la famiglia di Morup abbia dichiarato di non aver ricevuto direttamente una conferma ufficiale e di avere ancora domande sul processo. Ora, le autorità indiane stanno cercando scalatori Sherpa esperti per intraprendere il pericoloso compito di recuperare il suo corpo e riportarlo a casa. L’operazione si svolgerebbe nella cosiddetta “zona della morte” dell’Everest, sopra gli 8.000 metri, dove l’ossigeno è estremamente limitato, il tempo può cambiare rapidamente e anche gli alpinisti esperti affrontano gravi rischi. Gli elicotteri non possono semplicemente atterrare a quell’altitudine, e spostare un corpo congelato lungo un terreno ripido e ghiacciato richiede molto tempo, competenza e coordinazione. La missione potrebbe finalmente dare alla famiglia di Morup la possibilità di celebrare i riti funebri appropriati, ma solleva anche domande difficili sui molti corpi che rimangono sull’Everest: se debbano essere recuperati, lasciati indisturbati o considerati parte della tragica storia della montagna.

Domanda: Avete mai riaperto un capitolo chiuso della vostra vita molti anni dopo? È stata una cosa positiva o ve ne siete pentiti?


Durante casi 30 años, un cuerpo congelado con botas de alpinismo de color verde brillante ha sido una de las imágenes más reconocibles y conmovedoras del Monte Everest. Conocido por los escaladores como “Green Boots” (Botas Verdes), el hombre yacía acurrucado bajo un saliente rocoso a lo largo de la ruta norte del Everest, a unos 300 metros por debajo de la cumbre, donde generaciones de montañistas pasaban junto a sus restos en su intento por llegar a la cima. Su identidad fue disputada durante mucho tiempo, pero las autoridades indias afirman ahora que se trataba de Dorje Morup, un miembro de 47 años de la Policía Fronteriza Indo-Tibetana de la India que murió durante la desastrosa temporada de escalada del Everest en mayo de 1996. Una violenta tormenta ese año se cobró la vida de ocho escaladores y se hizo famosa a través del libro de Jon Krakauer

Mal de Altura (Into Thin Air). Morup soñaba con alcanzar la cumbre del Everest y era conocido entre sus compañeros montañistas como un hombre tranquilo y confiable que ayudaba a mantener la moral e incluso preparaba té caliente para sus compañeros en condiciones de congelamiento. Su muerte dejó a su familia sin un cuerpo que traer a casa, y su hijo ha dicho que la renovada atención ha reabierto recuerdos dolorosos. Según los informes, la identificación se produjo tras una operación secreta a gran altitud en la que varios sherpas recogieron muestras de ADN de los restos, aunque la familia de Morup ha señalado que no ha recibido una confirmación oficial directa y todavía tiene preguntas sobre el proceso. Ahora, las autoridades indias buscan escaladores sherpas experimentados para emprender la peligrosa tarea de recuperar su cuerpo y traerlo de vuelta. La operación se llevaría a cabo en la llamada “zona de la muerte” del Everest, por encima de los 8.000 metros, donde el oxígeno es extremadamente limitado, el clima puede cambiar rápidamente e incluso los escaladores experimentados corren graves riesgos. Los helicópteros no pueden aterrizar simplemente a esa altitud, y trasladar un cuerpo congelado por un terreno empinado y helado requiere mucho tiempo, pericia y coordinación. La miisón podría dar por fin a la familia de Morup la oportunidad de celebrar los ritos funerarios adecuados, pero también plantea preguntas difíciles sobre los many cuerpos que permanecen en el Everest: si deben ser recuperados, dejados sin perturbar o considerados parte de la trágica historia de la montaña.

Pregunta: ¿Alguna vez has reabierto un capítulo cerrado de tu vida muchos años después? ¿Fue algo bueno o te arrepentiste?


mount everest

Vuoi provare? Scrivimi su WhatsApp per la tua prima lezione gratuita
Want to discuss this topic in English? Learn more about private English lessons with Marcus →
Explore the Digital English Workbook →

Scopri di più da Learn English with Marcus

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere